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IIT, un diuretico potrebbe aiutare a contrastare i deficit cognitivi legati alla sindrome di Down

Giovedì 19 Marzo 2015

I ricercatori dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova Morego hanno dimostrato l’azione positiva di un comune farmaco diuretico sui deficit cognitivi causati dalla Sindrome di Down. Lo studio è stato pubblicato su Nature Medicine e apre la strada a studi clinici nel prossimo futuro che permetteranno di verificare l’effetto terapeutico in pazienti con Sindrome di Down. La Sindrome di Down è una delle principali cause di ritardo mentale nell’uomo e si manifesta come disabilità legate alla sfera della memoria e dell’apprendimento. Origina da un’anomalia del corredo cromosomico che vede la presenza di una terza copia del cromosoma 21. Tale difetto genetico (trisomia 21) ha conseguenze negative sulle funzioni cerebrali, poiché determina reti neuronali caratterizzate da difetti di comunicazione a livello delle sinapsi, strutture specializzate dove l’informazione passa da un neurone all'altro. Attualmente non esistono trattamenti farmacologici in grado di migliorare i disturbi cognitivi associati alla sindrome di Down. Lo studio dell’IIT propone, quindi, una prima possibilità di cura. I ricercatori dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT), coordinati da Andrea Contestabile e Laura Cancedda, hanno studiato l’azione del Bumetadine, un comune farmaco diuretico, sulla comunicazione delle cellule neuronali che nella Sindrome di Down è alterata. In particolare, il gruppo di ricerca ha scoperto che nella Sindrome di Down il neurotrasmettitore GABA (acido gamma-amino butirrico), che normalmente regola la comunicazione neuronale moderando il flusso di informazioni, funziona al contrario: invece di inibire la comunicazione tra le cellule, la promuove. Il farmaco è in grado di regolarizzare tale attività. “Il corretto scambio di informazioni tra i diversi gruppi di neuroni del nostro cervello dipende dal perfetto bilanciamento tra l’azione di neurotrasmettitori eccitatori ed inibitori” spiega Andrea Contestabile, uno dei coordinatori del lavoro e ricercatore nel dipartimento di Neuroscienze di IIT, “Nella Sindrome di Down, l’azione inibitoria del GABA si trasforma in eccitatoria ed il flusso di informazioni tra neuroni diventa eccessivo e sregolato. Questa inversione dell’azione del GABA è dovuta allo squilibrio di un elettrolita, lo ione cloruro. Tuttavia l’azione inibitoria del GABA può essere completamene ristabilita riducendo la concentrazione di ione cloruro tramite l’azione del diuretico Bumetanide”. “Dopo aver scoperto la singolare azione eccitatoria del GABA nei neuroni trisomici, abbiamo dimostrato che la somministrazione di un comune diuretico poteva ristabilire la normale azione inibitoria del neurotrasmettitore”, racconta Laura Cancedda, group leader presso il dipartimento di Neuroscienze all’IIT, “Il trattamento farmacologico ha determinato un completo recupero sia dei processi di comunicazione sinaptica che di memoria e apprendimento in animali adulti”. Lo studio è stato condotto su modelli murini che presentano un difetto genetico simile a quello della trisomia umana e che mostrano deficit di apprendimento e memoria. Studi precedenti avevano dimostrato che i difetti cognitivi della sindrome di Down dipendono, almeno in parte da una alterata azione del GABA nell’ippocampo, una regione del cervello con un ruolo fondamentale per la memoria e l’apprendimento. I farmaci attualmente disponibili per ridurre l’azione del GABA possono portare a effetti collaterali, anche pericolosi, tra cui l’insorgenza di crisi epilettiche. Pertanto, l’obiettivo della ricerca era di identificare una strategia farmacologica innovativa in grado di modulare l’azione del GABA senza il rischio di dannosi effetti collaterali. “Questo risultato è di grande importanza dal punto di vista clinico, in quanto la Bumetanide è un farmaco noto, presenta pochi o nulli effetti collaterali ed è quindi un farmaco molto più sicuro di quelli precedentemente proposti. Inoltre l’anomala azione eccitatoria del GABA che abbiamo individuato potrebbe essere comune a molte malattie del neurosviluppo e quindi portare ad altre importanti scoperte nel prossimo futuro”, conclude Laura Cancedda. Sulla base di questi studi, è in programma la sperimentazione del farmaco in un gruppo di pazienti con sindrome di Down, in collaborazione con l’Unità Operativa di Neuropsichiatria Infantile dell’Opsedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma guidata dal Prof. Stefano Vicari, che potrebbe portare a scoprire l’efficacia del farmaco nel migliorare i sintomi clinici e la qualità della vita delle persone affette dalla sindrome di Down. Per approfondire: http://www.nature.com/nm/journal/vaop/ncurrent/full/nm.3827.htm



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