Uil sul ticket e lotta agli sprechiLunedì 18 Giugno 2012SANITA’: LO SPENDING REVIEW SERVE PER REINVESTIRE NELLO STESSO SETTORE e NON PER FAR CASSA A DANNO DEL CITTADINO Genova, 14 giugno 2012 - Da mesi si rincorrono voci sull’aumento dei ticket sanitari o di possibili modifiche con l'introduzione di un mix tra fasce di reddito e franchigia. L'Agenzia nazionale per la Salute preme per avviare la trasformazione, mentre il Ministro Balduzzi dichiara e smentisce in proposito nel giro di poche ore. I cittadini oggi hanno bisogno di tutto: tranne che di incertezze o di tasse. Tantomeno se sono balzelli sulla salute: è scorretto colpire nel momento di maggiore fragilità. Introdurre un sistema di franchigia significherebbe far pagare tutto. Con questo sistema siamo pronti a bastonare sempre i soliti noti: famiglie in povertà assoluta e relativa. Mentre, come sempre accade nel nostro Paese, si favorirebbero gli evasori fiscali. Ad aumentare sarebbe invece la burocrazia, naturalmente a scapito del cittadino. La spesa pubblica per la salute ammonta a 113 miliardi di euro (7,3% del PIL), la spesa privata a 31miliardi per un totale del 9% del PIL. La spesa privata consiste in farmaci, articoli sanitari, visite ambulatoriali e in ricoveri ospedalieri (questi ultimi meno di un sesto). Dati basati sul dichiarato, naturalmente, a cui bisogna aggiungere la sanità in nero, quella senza ricevuta fiscale, per intenderci . Quindi già oggi i cittadini pagano direttamente una buona fetta di salute, oltre ai ticket che ammontano a circa 3,5 miliardi. E ora il Ministero ne cerca altri 5? Eppure i dati del Censis parlano chiaro: è allarme povertà per 4 milioni di famiglie italiane, dato cresciuto di mezzo milione (+14,6%) solo negli ultimi 5 anni. Le famiglie mono genitoriali in povertà assoluta sono salite a 154.000. Oggigiorno basta una separazione familiare per sprofondare nella povertà. Nel contempo sono state azzerate molte voci del fondo sociale già con le manovre finanziarie del governo precedente, come il fondo per la non autosufficienza e quello di sostegno agli affitti, ormai residuale. Ridurre certezze di cura e di sostegno sociale significa ridurre speranze di ripresa. Tutto ciò genera insicurezza. E’ ora di svegliarsi perché siamo davvero a rischio, oltre che di ristagno e recessione, anche di rinuncia alla cura. Molte persone saranno costrette ad astenersi dalle cure per paura di non poterle pagare. Anche gli economisti più liberisti sono critici verso le drastiche misure economiche che inducono alla depressione di mercati e persone. E questo ennesimo balzello per i cittadini rischierebbe di far saltare l’ultimo baluardo di certezza. Avevamo un modello sanitario funzionante, nonostante i casi di malasanità, sprechi e carenze. Invece ci avviamo a battere strade già percorse da paesi come gli Stati Uniti. Non sappiamo bene dove andrà a parare la “spending review” del comparto sanità, ma sarebbe opportuno che i responsabili degli sperperi rispondessero dei loro errori. Un esempio tutto ligure? Aver fatto partire i lavori di adeguamento antincendio di strutture ospedaliere come Busalla e Recco ( immediatamente dopo la chiusura delle strutture). Oppure aver affittato per anni, ad alto costo, strutture come il cosiddetto ambulatorio Pammatone (San Martino e ASL 3), o il pagamento di milioni di multa per il progetto dell'ospedale nell'area ex Miralanza. E vendere immobili e pagare penali perché non si rispettano i tempi di consegna? Ci sono ancora i margini per rivedere la spesa sanitaria in maniera corretta, attraverso una riorganizzazione di un modello di salute che oggi invece vede l'ospedale centro di tutte le cure. Occorre ricostruire percorsi diagnostici e terapeutici riportandoli sul territorio, riscrivendo l'approccio sanitario già dal rapporto con il medico di base e con i tempi di risposta della specialistica ambulatoriale. Nel frattempo stiamo lontani da beghe su primari senza posti letto e da doppioni di reparto. La UIL di Genova e della Liguria sostiene che l'eventuale risparmio, proveniente da una riorganizzazione della sanità, debba essere reinvestito nel socio sanitario e non utilizzato per tappare buchi di bilancio. Così come non è pensabile aggravare il bilancio delle famiglie con le ipotesi di ulteriori ticket su ricovero o day hospital. Risparmiare si può e si deve ma non sulla pelle dei cittadini. Lella Trotta, Segretario Confederale UIL Genova e Liguria |